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Il numero dei lavoratori che utilizzano sistemi di messaggistica privati per l’invio di informazioni professionali è sempre più alto, così come il livello di rischio e criticità che ne derivano e che, spesso, non sono conosciuti.

Quante volte, pensando di velocizzare un processo o una pratica, si può incorrere nell’errore di utilizzare una piattaforma agganciata al proprio numero di telefono personale invece che strumenti professionali e sicuri? L’invio di documenti o dati lavorativi a mezzo di chat personali comporta un forte pericolo di diffusione degli stessi all’esterno della rete aziendale.

Secondo una rilevazione di Federprivacy, un quarto dei dipendenti (52% degli intervistati) che hanno ammesso di usare sistemi di messaggistica personali per inviare in modo rapido e facile file lavorativi sbaglia il destinatario e fa uso di chat private anche per dati (carte di credito, piani, strategie e informazioni dei clienti) che meriterebbero una soglia elevata di attenzione prima della divulgazione.

Analoga tendenza viene evidenziata da Veritas Technologies: il 75% dei 12.500 intervistati conferma l’utilizzo di piattaforme private per le comunicazioni inerenti l’ambito lavorativo e il 71% per l’invio di informazioni aziendali sensibili.

Grazie ad un sistema come Dimmia, applicazione che non è legata al numero di telefono personale del dipendente, il pericolo di errata divulgazione di dati all’esterno della sfera professionale viene completamente azzerato. Mediante la soluzione appositamente creata per la comunicazione interna aziendale, tutte le informazioni che vengono processate all’interno delle chat dedicate alle singole attività sono protette dal rischio di diffusione errata al di fuori dell’ambito lavorativo e salvaguardate dai pericoli connessi alla loro trasmissione con mezzi privati e non professionali.